Temperamento del neonato: i tipi, e come cambiano il sonno

Dott. Samuel Dallarovere · aggiornato il 17 agosto 2026

Ci sono neonati che si addormentano da soli in braccio a chiunque, e neonati che al minimo rumore si svegliano e ci mettono quaranta minuti a tornare giù. La differenza, nei primi mesi, non dipende da come li tratti.

È il temperamento: il modo in cui un bambino reagisce al mondo, e che si vede già nelle prime settimane. Non è qualcosa da correggere. È qualcosa da conoscere, perché cambia quello che funziona con lui e quello che non funzionerà mai.

E cambia soprattutto il sonno.

Indice

Le nove caratteristiche

Negli anni Cinquanta due psichiatri di New York, Stella Chess e Alexander Thomas, hanno seguito un gruppo di bambini dalla nascita fino all’età adulta per capire quanto del carattere fosse già lì all’inizio. Ne è uscita una classificazione che si usa ancora, e che poggia su nove caratteristiche osservabili.

CaratteristicaCosa vuol dire, guardando tuo figlio
AttivitàQuanto si muove: se sta fermo sul fasciatoio o se devi tenerlo
RegolaritàSe fame, sonno e pannolino arrivano a orari prevedibili o no
Reazione al nuovoSe si avvicina alle cose nuove o se si ritrae
AdattabilitàQuanto ci mette ad accettare un cambiamento
Soglia di sensibilitàQuanto poco basta perché reagisca a un rumore, a una luce, a un’etichetta
IntensitàSe protesta piano o se urla, se è contento o se ride forte
Umore prevalenteSe il suo stato di base è sereno o scontento
DistraibilitàSe una cosa nuova lo distoglie facilmente da quello che stava facendo
PersistenzaQuanto insiste su una cosa prima di mollare

Nessuna di queste è buona o cattiva. Un bambino molto persistente diventa un adulto che non si arrende; da neonato è quello che piange per venti minuti senza stancarsi.

I tre tipi, e la parte che di solito non si dice

Combinando quelle nove caratteristiche, Chess e Thomas hanno identificato tre profili ricorrenti.

Il bambino facile, circa 4 su 10. Ritmi regolari, si adatta ai cambiamenti, reazioni di media intensità, umore di base positivo. Mangia e dorme a orari riconoscibili quasi da subito. È il bambino che fa credere ai genitori di essere bravissimi.

Il bambino difficile, circa 1 su 10. Ritmi irregolari, reagisce male alle novità, si adatta lentamente, reazioni intense. Piange forte e a lungo, e i suoi orari sono imprevedibili per mesi. È il bambino che fa credere ai genitori di sbagliare tutto.

Il bambino che si scalda piano, circa 1,5 su 10. Si ritrae davanti alle novità ma senza le reazioni forti del precedente: ci mette tempo, poi entra. Con la pazienza si adatta a tutto, con la fretta si blocca.

E gli altri? Qui viene la parte che di solito si omette: più di un bambino su tre non rientra in nessuno dei tre profili. Ha caratteristiche mescolate, e va benissimo così. Se leggendo le descrizioni non riconosci tuo figlio in nessuna, non c’è niente di strano: sei nella categoria più numerosa dopo la prima.

Una nota sui nomi. «Difficile» è l’etichetta originale, e la riporto perché è quella che troverai ovunque. Ma descrive quanto è faticoso accudirlo, non com’è lui: un bambino intenso e irregolare a due mesi non è un bambino con un problema, e non diventerà un adulto difficile.

Come il temperamento cambia il sonno

Che i bambini con temperamento più reattivo dormano peggio è un’osservazione vecchia. La novità è che si sta provando a usarla in clinica: una revisione del 2026 propone di distinguere l’insonnia della prima infanzia in tre quadri diversi, invece di trattarla come una cosa sola, e di tenere conto del temperamento nel decidere cosa fare.

I tre quadri sono:

Irrequietezza motoria con sonno frammentato. Il bambino si muove molto anche dormendo, cambia posizione di continuo, e il sonno si spezza. Sono i bambini con punteggi alti sulla caratteristica «attività».

Risvegli mattutini prolungati. Si sveglia molto presto e non torna a dormire, anche quando la notte è andata bene.

Risvegli ripetuti durante la notte, spesso amplificati da qualcosa di fisico: la revisione cita per esempio i sintomi allergici. È il quadro in cui il temperamento fa da moltiplicatore: c’è qualcosa che disturba, e un bambino a bassa soglia di sensibilità lo sente molto più di un altro.

Quest’ultimo punto è quello che conta di più in pratica. Un bambino con soglia bassa non «dorme male di carattere»: dorme male perché sente cose che un altro non sentirebbe. La differenza non è accademica, perché nel primo caso non c’è niente da fare e nel secondo sì.

Cosa funziona, tipo per tipo

Con un bambino intenso e irregolare la cosa che aiuta di più è ridurre gli stimoli prima della nanna, non aumentarli. Meno luci, meno voci, meno passaggi di braccia. La routine serale funziona ma va cominciata prima: quando è già oltre il suo limite, nessuna sequenza lo recupera. E non aspettarti orari regolari nei primi mesi: arrivano dopo, e arrivano da soli.

Con un bambino a soglia bassa conta l’ambiente più della tecnica. La stanza deve essere buia davvero, silenziosa davvero, e la temperatura stabile. Le etichette dei body, la sacca troppo pesante, la luce della macchinetta dell’umidificatore: sono cose che a un altro bambino non farebbero niente e a lui sì.

Con un bambino che si scalda piano il cambiamento va introdotto un pezzo alla volta e con largo anticipo. Il lettino nuovo, la stanza nuova, la persona nuova: se glieli metti davanti tutti insieme si blocca. Se glieli fai conoscere uno per volta li accetta tutti.

Con un bambino facile il rischio è l’opposto: si dà per scontato che vada sempre bene, e quando arriva un periodo storto ci si spaventa. Anche loro hanno le settimane difficili, e non vuol dire che sia successo qualcosa.

La cosa più utile di tutte: l’incastro

Se di tutta questa storia ti resta una sola idea, che sia questa.

Chess e Thomas, dopo aver classificato i temperamenti, si sono accorti che il temperamento da solo prevedeva poco. Quello che prevedeva davvero come sarebbe andata era quanto il temperamento del bambino si incastrava con l’ambiente in cui viveva: le aspettative dei genitori, i loro ritmi, il loro modo di reagire.

Lo hanno chiamato «goodness of fit», la bontà dell’incastro. Non è un concetto astratto, si vede tutti i giorni.

Un bambino lentissimo ad adattarsi, in una famiglia che si sposta poco e ha orari regolari, è un bambino tranquillo. Lo stesso bambino in una famiglia che cambia continuamente programma diventa un bambino che protesta sempre. Non è cambiato lui: è cambiato quello che gli si chiede.

E vale anche al contrario. Un bambino molto attivo e curioso, con genitori che hanno bisogno di calma, viene percepito come faticoso. Con genitori altrettanto vivaci, lo stesso bambino è semplicemente divertente.

Quando i due temperamenti litigano

Il caso più comune, e quello di cui si parla meno, è il genitore a soglia bassa con un bambino intenso. Se sei una persona che ha bisogno di silenzio e ti ritrovi un neonato che urla di gioia e di rabbia con la stessa forza, la fatica che senti è reale e non dipende da quanto gli vuoi bene.

Riconoscerlo aiuta più di quanto sembri, perché sposta la domanda. Non è più «cosa sbaglio con lui», ma «cosa posso cambiare io nell’ambiente perché ci stiamo bene tutti e due». E le risposte diventano concrete: chi lo tiene quando non ne puoi più, in quali momenti della giornata riesci a stargli dietro meglio, quali cose puoi togliere dalla settimana.

Cosa non vuol dire

Incastro non significa piegare il bambino alle proprie abitudini, e nemmeno il contrario. Un bambino irregolare non diventa regolare a forza di orari imposti: si irrigidisce e basta. E un genitore non deve trasformarsi in un’altra persona.

Significa aggiustare le aspettative sui due lati. Se tuo figlio ci mette tre giorni ad accettare una cosa nuova, la cosa nuova gliela presenti tre giorni prima. Non è una rinuncia: è smettere di combattere una battaglia che non si vince.

Come riconoscere il suo

Non serve un test. Serve guardare tuo figlio per una settimana con queste domande in testa, e prendere nota. Le risposte più utili vengono dai momenti di tutti i giorni, non da quelli speciali.

Quando lo metti sul fasciatoio, sta fermo o devi tenerlo con una mano? (attività)

A che ora ha fame oggi, rispetto a ieri? Se la differenza è di dieci minuti è un bambino regolare, se è di un’ora e mezza no. (regolarità)

Quando entra in casa una persona che non ha mai visto, la guarda incuriosito o si irrigidisce e cerca te? (reazione al nuovo)

Se cambi qualcosa, un biberon diverso o una stanza diversa o un orario spostato, quanto ci mette ad accettarlo? Un pomeriggio o tre giorni? (adattabilità)

Quanto poco basta per svegliarlo? Il campanello lo sveglia? La luce del corridoio? L’etichetta del body? (soglia)

Quando protesta, quanto forte? Fa un versetto o si sente dal pianerottolo? E quando è contento, sorride o strilla di gioia? (intensità)

In una giornata normale, senza fame né sonno né pannolino sporco, com’è di base? Tranquillo o scontento? (umore)

Se sta piangendo e gli fai vedere una cosa nuova, smette? (distraibilità)

Quanto insiste per arrivare a un gioco che non raggiunge, prima di arrendersi? (persistenza)

Segnale pratico: se dopo una settimana le tue risposte cambiano tutte a seconda del giorno, probabilmente non stai guardando il temperamento, stai guardando un periodo storto. Il temperamento è quello che resta uguale.

Il temperamento cambia con l’età?

Le caratteristiche di base restano piuttosto stabili nel tempo: è la conclusione dello studio di Chess e Thomas, che ha seguito gli stessi bambini fino all’età adulta. Un bambino molto reattivo a tre mesi tende a restare una persona reattiva.

Ma «stabile» non vuol dire «immutabile», e soprattutto non vuol dire che le difficoltà restino le stesse. Un bambino irregolare a due mesi può avere orari perfetti a un anno: il temperamento non è cambiato, è maturata la capacità di regolarsi.

Quello che cambia davvero, e in fretta, è quanto pesa. Un temperamento intenso a due mesi è faticosissimo. A cinque mesi lo stesso bambino ha strumenti in più: sa girarsi, sa guardarsi intorno, si distrae da solo. E la stessa intensità diventa gestibile.

Cosa cambia con i mesi

Le domande sul carattere arrivano quasi sempre negli stessi momenti, perché sono i momenti in cui il temperamento diventa visibile.

Nelle prime settimane si vede poco. Un neonato piange, mangia e dorme, e quasi tutto quello che fa è regolato da bisogni immediati. L’unica cosa che si nota già è la soglia: c’è il bambino che si sveglia se chiudi una porta e quello che dorme col cane che abbaia.

Verso i due mesi comincia a distinguersi l’intensità. È il periodo in cui i genitori si accorgono di avere un bambino che «protesta forte» oppure no, e in cui il confronto con gli altri bambini del corso preparto fa i primi danni.

Fra i tre e i cinque mesi emerge la reazione alle novità. Il bambino ora guarda, riconosce, e davanti a una faccia sconosciuta o a una stanza diversa reagisce in modo suo. È la fascia d’età in cui la domanda «che carattere ha?» arriva più spesso, ed è anche quella in cui si sbaglia di più: a cinque mesi molti bambini attraversano un periodo di diffidenza verso gli estranei che è normale, non è timidezza di carattere.

Dai sei mesi in poi compare la persistenza, perché finalmente ha i mezzi per insistere: allunga la mano, si sposta, prova e riprova. Il bambino che a otto mesi ci mette dieci minuti a raggiungere un gioco è lo stesso che a tre anni non molla un puzzle.

Se ti stai chiedendo che carattere ha tuo figlio e ha meno di tre mesi, la risposta onesta è che è presto. Quello che vedi adesso è in gran parte regolazione, non personalità.

Quando non è temperamento

C’è un errore che si fa spesso, ed è attribuire al carattere quello che è un problema fisico.

Un bambino che si sveglia ogni quarantacinque minuti, che si inarca dopo la poppata, che gira la testa sempre dallo stesso lato o che ingoia aria a ogni pasto non ha un temperamento difficile: ha qualcosa che lo disturba. E le strategie per il temperamento non lo risolvono, perché non è quello il problema.

Il modo per distinguerli è guardare la costanza. Un temperamento è stabile: quel bambino è così in tutte le situazioni, da sempre. Un disturbo fisico è legato a qualcosa: alla posizione, alla poppata, a un momento preciso della giornata. E quel legame si vede.

Se il dubbio resta, la visita per i disturbi del sonno serve esattamente a questo: distinguere un bambino fatto così da un bambino che sta segnalando qualcosa.

Fonti scientifiche

  1. Chess S, Thomas A. The New York Longitudinal Study (NYLS): the young adult period. Can J Psychiatry. 1990;35(6):557-561.
  2. Hertzig ME. Temperament: then and now. J Nerv Ment Dis. 2012;200(8):658-659.
  3. Bruni O, Breda M, Ferri R, et al. Early childhood insomnia phenotypes and temperament: a theoretical review with clinical implications for precision assessment and treatment. J Clin Sleep Med. 2026.