Routine della nanna: come costruirla e in quanto tempo funziona

Dott. Samuel Dallarovere · aggiornato il 18 agosto 2026

Ti hanno detto di fare una routine per la nanna. Probabilmente ci hai già provato: tre sere uguali, e siccome non è cambiato niente hai lasciato perdere.

Il problema è che tre sere sono quasi esattamente il tempo che serve.

Uno studio ha seguito 134 mamme di bambini fra gli otto e i diciotto mesi misurando notte per notte cosa succedeva dopo aver introdotto una routine serale. Il cambiamento più grande non è arrivato dopo un mese: è arrivato nelle prime tre notti. E ha riguardato tutto insieme, quanto ci mettevano ad addormentarsi, quante volte si svegliavano, quanto restavano svegli, e anche l’umore della mamma.

Quindi se hai mollato alla terza sera, hai smesso proprio quando stava per succedere.

Indice

Cos’è davvero una routine della nanna

Non è una sequenza segreta di gesti. È un gruppo di cose che si ripetono nello stesso ordine, ogni sera, prima di dormire.

Una revisione degli studi sull’argomento ha isolato quattro tipi di attività che compaiono nelle routine che funzionano. Non servono tutte: ne bastano due o tre, purché siano sempre quelle e sempre in quell’ordine.

TipoCosa vuol dire in pratica
NutrireL’ultima poppata, o uno spuntino se il bambino è più grande
PulireIl bagnetto, il cambio, i dentini quando ci sono
ParlareLeggere, cantare, raccontare la giornata
ToccareLe coccole, il massaggio, il contatto pelle a pelle

Il bagnetto non è obbligatorio, e non deve nemmeno essere tutte le sere. Quello che conta è che la sequenza sia riconoscibile: il bambino non sa leggere l’orologio, ma impara benissimo che dopo la poppata arriva la canzone, e dopo la canzone si dorme.

Perché funziona

Un neonato non nasce con il giorno e la notte già separati. Il suo orologio interno si costruisce nei primi mesi, e fino a che non è pronto prende l’ora da fuori: dalla luce del mattino, dagli orari dei pasti, e dalle cose che succedono sempre nello stesso ordine la sera.

La routine è uno di quei segnali. È anche l’unico che puoi decidere tu.

C’è poi un secondo motivo, meno biologico e più concreto. Una sequenza prevedibile abbassa il livello di attivazione: il bambino non deve capire cosa succede dopo, perché lo sa già. Un bambino che non deve capire niente si lascia andare prima.

Come si costruisce, in pratica

Scegli tre cose e non cambiarle. Poppata, canzone, luce spenta. Oppure bagnetto, coccole, luce spenta. Poche, corte, sempre uguali.

Tienila breve. Venti o trenta minuti bastano. Una routine di un’ora diventa un secondo momento di gioco, e a quel punto lavora contro di te.

Abbassa le luci quando comincia, non quando finisce. La penombra fa parte del segnale, non è il traguardo.

Falla dove il bambino dormirà. Se la routine si svolge in salotto e poi lo sposti in camera, il posto in cui si risveglia alle due non è quello in cui si è addormentato, ed è lì che comincia a piangere.

Accetta che le prime sere siano peggiori. Stai cambiando le regole a qualcuno che non le ha scelte. Il dato delle tre notti vale se le tre notti le fai davvero.

La routine mese per mese

La routine non è la stessa a due mesi e a otto. Cambia la durata, cambia quanto puoi tenere l’orario, e cambia soprattutto quanto serve.

EtàCom’è la routineOrario
0-3 mesiFlessibile, agganciata alle poppate più che all’orologio. Si segue luiNon c’è: si va a richiesta, ogni 2-3 ore
3-6 mesiComincia ad avere senso una sequenza serale fissaVerso le 20, con mezz’ora di tolleranza
6-12 mesiOrario stabile, la sequenza è riconosciuta e attesaSempre lo stesso, più o meno un quarto d’ora

Per i tre mesi che i genitori cercano di più abbiamo una pagina dedicata, con gli orari e le finestre di veglia di quella età precisa: due mesi, tre mesi e sei mesi.

Nei primi tre mesi non aspettarti che la routine faccia dormire. Il bambino non ha ancora un giorno e una notte separati: mangia e dorme secondo una logica sua, e nessuna sequenza serale la cambia. In quel periodo la routine serve a te, per dare una forma alla giornata, e a lui per cominciare a riconoscere dei segnali.

Fra i tre e i sei mesi la cosa cambia davvero. È il periodo in cui l’orologio interno comincia a funzionare, e una sequenza serale sempre uguale diventa un segnale che il bambino sa leggere. Se devi scegliere un momento per cominciare sul serio, è questo.

Dopo i sei mesi conta soprattutto la costanza dell’orario. A questa età un ritardo di un’ora si sente, perché il bambino arriva alla nanna oltre il suo momento e fa più fatica ad addormentarsi, non meno.

Le finestre di veglia

La finestra di veglia è quanto tempo un bambino riesce a stare sveglio prima di aver bisogno di dormire di nuovo. Conta più dell’orario, soprattutto nei primi mesi: un bambino messo giù troppo tardi rispetto alla sua finestra non si addormenta prima, si addormenta peggio.

EtàQuanto resta sveglio, di solito
0-6 settimane45-60 minuti
2-3 mesi1 ora - 1 ora e mezza
4-6 mesi1 ora e mezza - 2 ore e mezza
6-9 mesi2-3 ore
9-12 mesi3-4 ore

Sono indicazioni di orientamento, non una tabella da rispettare al minuto: la variabilità fra un bambino e l’altro è ampia, e il tuo può stare stabilmente sopra o sotto senza che ci sia nulla che non va.

I segnali contano più dei numeri. Sfregarsi gli occhi, tirarsi le orecchie, lo sguardo che si fissa nel vuoto, i movimenti che diventano più scoordinati: quello è il momento. Se aspetti che pianga, la finestra è già passata, ed è più difficile.

Da che età si comincia

Gli studi che hanno misurato l’effetto della routine hanno lavorato su bambini dai sette mesi in su: lo studio più ampio, con 405 mamme, ha seguito due gruppi separati, sette-diciotto mesi e diciotto-trentasei mesi. Sotto i sei mesi le prove sono più scarse, e c’è un motivo.

Nei primi due o tre mesi il bambino non ha ancora un ritmo giorno-notte a cui agganciarsi. Mangia, dorme e si sveglia secondo una logica sua, e nessuna sequenza serale la cambia. In quel periodo una routine serve più a te che a lui: ti dà un punto fermo nella giornata, e comincia a costruire l’abitudine per quando servirà.

Dai tre-quattro mesi in poi la cosa cambia. È il momento in cui l’orologio interno comincia a funzionare davvero, e la routine smette di essere solo un rito e diventa un segnale che il bambino sa leggere.

Quindi: comincia quando vuoi, ma non aspettarti che funzioni prima che il bambino sia in grado di usarla.

Gli errori che la fanno fallire

Cambiarla ogni sera. È l’errore più comune e il più semplice da correggere. Una routine che a volte comincia col bagnetto e a volte con la poppata non è una routine: è una serie di cose piacevoli in ordine casuale. Il segnale sta nella ripetizione, non nelle attività.

Farla troppo tardi. Se il bambino arriva alla routine già stanco morto, non riesce a starci dentro: piange, si agita e la sequenza salta. Meglio anticipare di venti minuti che aggiungere una tappa per calmarlo.

Metterci dentro lo schermo. Un video, anche breve, anche educativo, tiene sveglio quello che tutto il resto sta provando ad addormentare.

Aspettarsi che regga durante un cambiamento. Un dentino, un viaggio, una febbre, un fratello che nasce: in quelle settimane la routine non funziona, e non vuol dire che sia sbagliata. Si tiene lo stesso e si riprende dopo.

Cosa cambia oltre al sonno

Questa è la parte che sorprende. La stessa revisione ha trovato che le routine serali coerenti si accompagnano a risultati che con il sonno c’entrano poco: lo sviluppo del linguaggio, la capacità del bambino di regolare le proprie emozioni, la qualità del legame con i genitori, e il clima generale in famiglia.

Il motivo probabile è semplice. Una routine serale è mezz’ora al giorno in cui qualcuno legge, canta, tocca e parla a un bambino, tutti i giorni, senza fretta. Il sonno è solo il primo dei suoi effetti.

Quando la routine non basta

Se hai tenuto la stessa routine per due settimane e non è cambiato niente, il problema non è la routine.

Un bambino che si sveglia perché qualcosa lo sveglia non si riaddormenta perché gli hai letto una storia. Un reflusso che brucia appena lo metti giù, una tensione presa durante il parto che gli impedisce di girare la testa, una suzione che gli fa ingoiare aria a ogni poppata: sono cose che continuano a fare quello che fanno anche dopo la canzone.

In quel caso serve una valutazione, non un rituale diverso. Al Centro Nannasana la visita per i disturbi del sonno parte proprio da questa domanda: cosa sveglia questo bambino.

Fonti scientifiche

  1. Mindell JA, Telofski LS, Wiegand B, et al. A nightly bedtime routine: impact on sleep in young children and maternal mood. Sleep. 2009;32(5):599-606.
  2. Mindell JA, Leichman ES, Lee C, et al. Implementation of a nightly bedtime routine: How quickly do things improve? Infant Behav Dev. 2017;49:220-227.
  3. Mindell JA, Williamson AA. Benefits of a bedtime routine in young children: Sleep, development, and beyond. Sleep Med Rev. 2018;40:93-108.
  4. Paditz E. Postnatal Development of the Circadian Rhythmicity of Human Pineal Melatonin Synthesis and Secretion (Systematic Review). Children (Basel). 2024;11(10):1197.