Stitichezza neonato: cosa fare
Dott. Samuel Dallarovere · aggiornato il 26 ottobre 2026
In breve. La stitichezza si riconosce dalla consistenza di quello che esce. Un bambino che si scarica ogni tre giorni con cacca morbida sta in quello che gli studi sui bambini sani descrivono come comune; una cacca dura, secca o a palline va fatta valutare a prescindere da quando è uscita l'ultima volta. Per aiutarlo nel momento in cui si sforza servono posizione raccolta, gambe piegate verso la pancia e pazienza, e non va infilato niente nel sederino. Le linee guida ESPGHAN/NASPGHAN di agosto 2026 danno una sola raccomandazione forte, il macrogol, e per i bambini sotto i 6 mesi segnalano che gli studi mancano: la scelta del trattamento è del pediatra.

«Sto allattando il mio bimbo al seno e ho notato che sono almeno 4 o 5 giorni che il piccolo non si scarica. Perché succede questo? Cosa devo fare? Dovrei preoccuparmi?»
Questa domanda arriva in studio quasi ogni settimana, da una mamma che ha passato la notte a controllare il pannolino. Lo vede sforzarsi, la faccia rossa, il pianto che sale, e la sensazione che dentro si sia fermato qualcosa.
Contare i giorni, di notte, non ti dice quasi niente. C’è invece una cosa che puoi controllare adesso, e orienta.
Indice
- La cosa da guardare stanotte
- Come aiutare un neonato a fare la cacca
- Quando la cacca è dura
- Quanto è normale nei primi mesi
- Si sforza e piange, ma la cacca è morbida
- Cosa dicono le linee guida uscite ad agosto 2026
- Quando chiamare il pediatra
La cosa da guardare stanotte
Apri il pannolino e guarda la consistenza di quello che c’è dentro.
- Cacca morbida, anche dopo tre o quattro giorni, bambino che mangia, cresce e ha la pancia molle. È il quadro che gli studi sui bambini sani descrivono come comune, soprattutto con l’allattamento al seno.
- Cacca dura, secca, a palline. Qui quanti giorni sono passati conta poco. La consistenza da sola è un buon motivo per farlo valutare.
- Pancia gonfia e tesa, vomito, sangue nel pannolino, rifiuto delle poppate, peso che si è fermato. Non si aspetta.
Sulla consistenza si regge anche la definizione internazionale di stitichezza, che il conteggio dei giorni da solo non soddisfa. Quanto sono larghi i margini del normale lo trovi in neonato che non fa la cacca da giorni.
Nelle primissime settimane il ragionamento è diverso: un neonato di pochi giorni che non si scarica va fatto vedere subito.
Come aiutare un neonato a fare la cacca
Se la cacca che esce alla fine è morbida, al bambino manca il coordinamento fra due movimenti, e quel coordinamento si impara col tempo. I gesti che seguono servono a tenerlo comodo mentre ci prova.
- Tienilo raccolto in braccio, con le ginocchia piegate verso la pancia. È una posizione più comoda di quella distesa sul fasciatoio.
- Muovigli le gambe piano, come se pedalasse. Gesto innocuo e molto usato, ma nessuno ha misurato se accorci i tempi.
- Massaggia la pancia con la mano aperta, senza premere. Il gruppo che ha scritto le linee guida del 2026 ha esaminato il massaggio e ha deciso di non esprimere nessuna raccomandazione: gli studi non bastavano né per dire che funziona né per dire che non serve.
- Guarda il pannolino ogni volta. È il dato che il pediatra ti chiederà.
Un gesto gira molto e conviene lasciare perdere: la punta del termometro con la vaselina, un sondino, un cotton fioc oleato, mezza supposta di glicerina. I criteri di Roma IV del 2016, le raccomandazioni internazionali sui disturbi digestivi del lattante, dicono di evitare la stimolazione rettale per due motivi: può risultare fastidiosa, e può abituare il bambino ad aspettare lo stimolo dall’esterno.
Nel 2025 un gruppo di ricercatori ha passato in rassegna la letteratura su questa manovra nei neonati: su 62 articoli trovati solo due rispondevano ai requisiti. Concludono che le prove non bastano a dire se sia sicura ed efficace, e che conviene preferire metodi non invasivi. Fra i danni documentati elencano lesioni, sanguinamento, dolore e stress.
Quando la cacca è dura
Nei bambini piccoli la cacca dura è un rilievo poco comune. Nello studio finlandese su 1.052 bambini nati a termine e sani, seguiti con questionari settimanali ai genitori per 17 settimane, le feci dure sono state riportate nell’1% o meno dei casi: un bambino sano su cento, o meno. Vale la pena guardarla, invece di considerarla una fase.
Lo studio olandese ha trovato che gli allattati al seno avevano feci più morbide di quelli con latte in formula. In quello svedese del 2023 l’allattamento al seno e una quota alta di feci liquide alle due settimane si accompagnavano a una probabilità più bassa di sviluppare stitichezza funzionale nel primo anno. È un’associazione osservata: nessuno ha assegnato i bambini a un tipo di latte per vedere cosa accadeva, quindi non dimostra una causa.
La parola stitichezza, poi, ha una definizione precisa. Per i bambini sotto i 4 anni i criteri di Roma IV chiedono almeno due segni fra cinque, presenti per almeno un mese, e fra quei cinque ci sono le feci dure e le evacuazioni dolorose. La frequenza è uno solo di quei cinque segni, fissata a due volte a settimana, e da sola non è sufficiente.
Quanto è normale nei primi mesi
Nel 2012 un gruppo olandese ha pubblicato i diari di 600 bambini sani, con pasti ed evacuazioni registrati dai genitori a 1, 2 e 3 mesi di vita. Nei bambini allattati al seno la frequenza media è scesa da 3,65 a 1,88 volte al giorno. Con latte in formula o allattamento misto, nello stesso periodo, gli autori non hanno osservato cambiamenti di rilievo, cioè differenze abbastanza grandi da non poter essere spiegate dal caso. Tradotto: il bambino che a un mese si scaricava a ogni cambio e a due mesi lo fa una volta al giorno sta seguendo la curva di quello studio.
Uno studio svedese del 2023 ha seguito 122 bambini nati a termine e sani con questionari ai genitori a 2 settimane, 2 mesi, 6 mesi e 12 mesi. Alle due settimane il 24,3% aveva almeno uno dei disturbi digestivi funzionali studiati, quelli in cui il sintomo c’è ma non si trova una lesione a spiegarlo: circa uno su quattro. La stitichezza funzionale è stata trovata fra il 2,6% e il 14,3% a seconda del momento della rilevazione nel primo anno. La dischezia del lattante, il disturbo che somiglia di più al bambino paonazzo che urla, passa dal 22,1% delle due settimane al 3,9% dei sei mesi.
Si sforza e piange, ma la cacca è morbida
Per quella scena esiste un nome: dischezia del lattante. I criteri di Roma IV la definiscono in un bambino sotto i 9 mesi che si sforza e piange per almeno dieci minuti prima di riuscire a fare la cacca, con feci morbide e nessun altro problema di salute. Spinge con la pancia e nello stesso momento stringe i muscoli del pavimento pelvico, il piano muscolare che chiude il bacino in basso: finché stringe non esce niente, per quanto morbida sia la cacca.
Il percorso è diverso da quello della stitichezza, e lo trovi in dischezia del lattante. Se invece il pianto forte c’è anche lontano dai momenti della cacca, le piste più comuni sono in coliche del neonato, cosa fare.
Cosa dicono le linee guida uscite ad agosto 2026
Ad agosto 2026 le società europea e nordamericana di gastroenterologia pediatrica, ESPGHAN e NASPGHAN, hanno pubblicato il documento che sostituisce quello del 2014 sulla stitichezza funzionale da 0 a 18 anni. Hanno raccolto 102 studi randomizzati controllati, cioè studi in cui i bambini vengono assegnati a caso a un trattamento o all’altro, e ne hanno ricavato 11 raccomandazioni graduate, più 19 indicazioni di buona pratica usate dove le prove non bastavano per una raccomandazione vera.
Quelle etichette hanno un significato preciso, scritto nel documento stesso. Una raccomandazione forte vuol dire che i benefici superano chiaramente i rischi. Una condizionale vuol dire che probabilmente li superano, o che qualche aspetto limita quanto si può generalizzare. Sulla solidità delle prove, certezza moderata vuol dire che la stima dell’effetto probabilmente corrisponde a quello reale, certezza bassa che potrebbe corrispondere, certezza molto bassa che non si può trarre alcuna conclusione.
Un solo trattamento ha ricevuto una raccomandazione forte: il macrogol, o polietilenglicole, il lassativo che richiama acqua nell’intestino e ammorbidisce le feci, con certezza moderata delle prove. Confrontato con una sostanza inattiva, ha portato al miglioramento 27 bambini in più ogni 100, con una stima che oscilla fra 9 e 51: la direzione del vantaggio è chiara, la sua dimensione molto meno. Quegli studi, però, hanno incluso soltanto bambini dai 6 mesi in su. Gli autori scrivono di avere esperienza d’uso dal primo mese di vita e riconoscono che un ruolo sotto i 6 mesi potrebbe esserci, aggiungendo che la mancanza di prove a quell’età è il punto chiave da considerare prima di prescriverlo. Sul lattulosio, molto usato in Italia, il gruppo ha votato senza raggiungere il consenso per una raccomandazione graduata: lo ha messo fra le indicazioni di buona pratica, notando che è considerato sicuro dalla nascita.
Su acqua e fibre il documento è netto: non ci sono prove che berne o mangiarne più delle quantità adatte all’età serva a trattare la stitichezza, e nei primi mesi il liquido adatto all’età è il latte. Togliere il latte di vacca è suggerito solo come aggiunta, per 2 o 4 settimane, nei bambini che non rispondono alle terapie e in cui si sospetta un’allergia alle proteine del latte vaccino.
Nelle conclusioni gli autori scrivono una cosa che vale riportare per onestà: la rassegna ordinata di tutti gli studi disponibili ha messo in luce lacune importanti nelle prove per trattamenti di uso comune, e servono studi pediatrici ampi, in particolare sulle opzioni per cui le prove sono assenti o di certezza molto bassa. Chi promette un rimedio certo per un bambino di due mesi sta dicendo più di quanto dica il documento più aggiornato in circolazione. La scelta del trattamento è del pediatra che visita il bambino; questa pagina serve a farti arrivare con le domande giuste.
Quando chiamare il pediatra
Alcuni di questi segni spostano il sospetto su una causa da individuare, altri vanno guardati comunque. Chi valuta è un medico:
- le feci escono dure, secche, a palline oppure sottili a nastro;
- c’è sangue nel pannolino;
- la pancia è gonfia e tesa, oppure c’è vomito, soprattutto se verdastro;
- il bambino non cresce di peso, o la crescita si è fermata;
- il meconio, la prima cacca nera e appiccicosa, è uscito oltre le 48 ore dalla nascita;
- il bambino ha poche settimane di vita e non si scarica.
Fuori da questi punti, con una cacca morbida, quello che hai davanti è un bambino che sta imparando un movimento nuovo.
Per una valutazione del tuo bambino puoi chiamare il 3792121411 o scrivere a info@nannasana.it, in studio oppure online.
Stanotte il calendario lo hai guardato abbastanza. Domani il pediatra ti chiederà com’era l’ultima cacca e come sta il bambino adesso, e quelle due risposte le hai già.
Domande frequenti
Come aiutare un neonato a fare la cacca?
Tienilo in braccio raccolto, con le ginocchia piegate verso la pancia, e muovigli le gambe piano come se pedalasse. Il massaggio della pancia a mano aperta è un gesto innocuo. Niente termometro, sondino o supposte: la stimolazione del sederino è la cosa che le raccomandazioni internazionali sui disturbi digestivi del lattante invitano a non usare di routine. Se la cacca esce dura, il passo successivo è il pediatra, non un rimedio trovato in rete.
Il neonato non fa la cacca da 4 giorni: è stitichezza?
Da sola la risposta è no. Guarda com'è la cacca quando esce e come sta il bambino nel frattempo: se è morbida, se mangia, se cresce e se ha la pancia molle, quattro giorni rientrano in quello che gli studi sui bambini sani descrivono, soprattutto con l'allattamento al seno. Nelle primissime settimane di vita invece l'assenza di evacuazioni va fatta valutare subito.
La cacca è dura e a palline: cosa faccio?
Questo è il segno che conta, e il momento di sentire il pediatra senza stare a contare i giorni. Nello studio finlandese su 1.052 bambini sani le feci dure sono state riportate nell'1% o meno dei casi, quindi è un rilievo poco comune a questa età. La valutazione serve anche per escludere le cause che non sono funzionali, cioè legate a una condizione da individuare.
Devo dargli dell'acqua per farlo scaricare?
Le linee guida 2026 scrivono che non ci sono prove a sostegno di bere più dell'acqua e delle fibre adatte all'età come trattamento della stitichezza. Nei primi mesi il liquido adatto all'età è il latte, e quanta acqua offrire a un bambino di pochi mesi è una domanda da fare al pediatra prima che a Google.
Esiste un farmaco per la stitichezza dei neonati?
Le linee guida di agosto 2026 danno una sola raccomandazione forte, il macrogol (polietilenglicole), ma gli studi su cui si basa hanno incluso bambini dai 6 mesi in su. Per i più piccoli gli autori scrivono che potrebbe avere un ruolo e che la mancanza di prove a quell'età è il punto da considerare prima di prescriverlo. Chi decide è il pediatra che visita il bambino.
Fonti scientifiche
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