Il neonato si sforza e piange ma la cacca è morbida: è dischezia
Dott. Samuel Dallarovere · aggiornato il 7 settembre 2026
In breve. Se il bambino si sforza, diventa rosso o viola e piange per una decina di minuti, e la cacca che esce è morbida, il quadro descritto in letteratura è quello della dischezia del lattante e non quello della stitichezza. Il problema non sta nelle feci, sta nella coordinazione: il bambino spinge con la pancia e insieme stringe il pavimento pelvico invece di rilassarlo. I criteri diagnostici internazionali di Roma IV la definiscono nei bambini sotto i 9 mesi e indicano come trattamento la spiegazione ai genitori, non un intervento sul bambino. La stimolazione rettale (sondino, termometro, supposta) è la cosa che quegli stessi criteri dicono di evitare, perché può abituare il bambino ad aspettare lo stimolo da fuori prima di evacuare.
Ha le gambe tirate su verso la pancia, la faccia rossa che vira al viola, e urla come se qualcuno gli stesse facendo del male. Va avanti dieci minuti buoni. Poi arriva la cacca, apri il pannolino, e dentro trovi una cacca morbida. Quasi liquida.
Quella scena ha un nome preciso, e il nome non è stitichezza.
Indice
- La regola che ti serve stanotte
- Cosa succede nel suo corpo
- Come si chiama e chi lo decide
- Quanti bambini riguarda
- Il sondino, il termometro, la supposta
- Cosa puoi fare
- Dischezia o stitichezza, a colpo d’occhio
- Quando conviene farlo vedere
La regola che ti serve stanotte
Guarda la consistenza, non lo sforzo.
Lo sforzo è la parte che spaventa, ed è anche la parte che non distingue niente: un bambino diventa paonazzo tanto se la cacca è dura quanto se è morbidissima. Quello che cambia la storia sta nel pannolino.
- Sforzo, pianto, faccia viola, e poi cacca morbida. È il quadro della dischezia del lattante.
- Sforzo, pianto, e poi cacca dura o a palline. Qui la storia è un’altra e va guardata da un medico.
Un lavoro pubblicato nel 2025 sugli Archivos Argentinos de Pediatría mette per iscritto esattamente questo: dischezia e stitichezza funzionale hanno in comune la difficoltà a evacuare, e si differenziano su due punti, l’età in cui compaiono e la consistenza delle feci. Serve saperlo quando qualcuno ti dice che «è l’inizio della stitichezza». Gli studi che hanno seguito nel tempo i bambini con dischezia non hanno trovato un legame di causa fra le due, e per questo gli autori le considerano due entità distinte.
Cosa succede nel suo corpo
Per fare la cacca servono due movimenti insieme. Bisogna aumentare la pressione dentro la pancia, e nello stesso momento rilassare i muscoli del pavimento pelvico per lasciare aperta l’uscita.
Un neonato la prima cosa la impara subito, perché è la stessa che usa per piangere. La seconda no. Spinge con tutta la forza che ha e contemporaneamente stringe, e finché stringe non esce niente, per quanto morbida sia la cacca. È così che la letteratura descrive il meccanismo: un difetto di coordinazione fra l’aumento della pressione addominale e il rilassamento della muscolatura del pavimento pelvico.
Quanto fastidio provi il bambino in quei minuti nessuno può dirlo da fuori, e non serve che tu finga indifferenza mentre urla. Serve sapere che non sta spingendo contro una cacca dura che non passa.
Come si chiama e chi lo decide
Si chiama dischezia del lattante.
A stabilire quando questa parola si può usare è il gruppo internazionale di specialisti che redige i criteri di Roma: l’elenco che definisce i disturbi digestivi funzionali, quelli in cui il sintomo c’è ma non si trova nessuna lesione a spiegarlo. La quarta versione, Roma IV, è del 2016.
Per la dischezia servono tutti questi punti insieme:
- un bambino sotto i 9 mesi di età;
- almeno 10 minuti di sforzo e pianto prima di riuscire a fare la cacca, oppure prima di rinunciare senza riuscirci;
- feci morbide;
- nessun altro problema di salute.
Rispetto alla versione precedente sono cambiate due cose. Il limite di età è salito da 6 a 9 mesi. E adesso si conta anche il tentativo che finisce senza risultato, mentre prima serviva che la cacca alla fine uscisse.
L’ultimo punto rende la dischezia una diagnosi di esclusione: si può porre solo su un bambino che per il resto sta bene e cresce. Ecco perché la valutazione la fa il pediatra, e non una pagina web: questa serve a farti arrivare con la domanda giusta.
Quanti bambini riguarda
Qui i numeri non concordano, e vale la pena dirlo invece di sceglierne uno.
Uno studio svedese pubblicato nel 2023 ha seguito 122 bambini nati a termine e sani, con questionari ai genitori a 2 settimane, 2 mesi, 6 mesi e 12 mesi. Alla prima rilevazione la dischezia risultava nel 22,1% dei bambini. A sei mesi era scesa al 3,9%.
Altri lavori, che hanno usato la versione precedente dei criteri, danno cifre molto più basse: il 2,4% nei bambini statunitensi sotto i sei mesi, il 3,2% in Colombia, e in uno studio olandese il 3,9% a un mese di vita contro lo 0,9% a tre mesi.
Fra il 2% e il 22% c’è di mezzo il modo in cui la domanda è stata posta ai genitori e la versione dei criteri usata. Su una cosa però tutte queste rilevazioni vanno d’accordo: è una faccenda dei primi mesi, e più i mesi passano più diventa rara.
Sul tempo che serve al singolo bambino nessuno ha un numero da darti. I documenti che la descrivono la definiscono un disturbo che si limita da sé, ma non c’è uno studio che dica in quante settimane, e chiunque te lo prometta lo sta inventando.
Il sondino, il termometro, la supposta
Cerchi «neonato non fa la cacca» e nel giro di due pagine qualcuno ti suggerisce di infilargli qualcosa: la punta del termometro con la vaselina, un sondino, un cotton fioc oleato, mezza supposta di glicerina. Spesso subito dopo la cacca esce, ed è per questo che il consiglio gira così tanto.
Gli autori dei criteri di Roma IV dicono di evitare la stimolazione rettale, e i motivi che scrivono sono due: può risultare fastidiosa per il bambino, e può abituarlo ad aspettare lo stimolo dall’esterno prima di evacuare. Il bambino sta imparando a mettere insieme due movimenti. Se ogni volta la sequenza si chiude con un aiuto meccanico, l’aiuto meccanico entra a far parte di quello che sta imparando. Sempre secondo quei criteri, per la dischezia non servono lassativi.
C’è un secondo motivo, che riguarda la sicurezza del gesto in sé. Nel 2025 un gruppo di ricercatori ha passato in rassegna la letteratura sulla stimolazione rettale nei neonati. Si tratta di una revisione narrativa, cioè una raccolta ragionata degli studi esistenti senza il conteggio statistico di una metanalisi. Hanno cercato in sei banche dati fino a ottobre 2023, hanno trovato 62 articoli, e solo due rispondevano ai requisiti: venivano dallo stesso gruppo spagnolo e riguardavano bambini ricoverati, nati prima delle 28 settimane. Lo studio randomizzato dei due non ha trovato alcun effetto della stimolazione rettale preventiva sulla normalizzazione dell’evacuazione.
Su un gesto che si fa tutti i giorni negli ospedali e che si insegna ai genitori, questa è la base di prove disponibile. Gli autori elencano anche i danni possibili documentati in letteratura: lesioni della mucosa, sanguinamento rettale, infezioni, dolore e stress per il neonato, e casi storici di perforazione intestinale. La loro conclusione è che le prove non bastano a dire se la manovra sia sicura ed efficace, e che finché non ce ne saranno di solide i professionisti dovrebbero evitare di praticarla e di promuoverla di routine, preferendo metodi non invasivi come il massaggio addominale o i cambi di posizione.
Cosa puoi fare
Il trattamento della dischezia, scritto nero su bianco, è la spiegazione ai genitori: il lavoro argentino del 2025 lo mette fra le raccomandazioni operative, e dice che alla famiglia serve un sostegno fatto di messaggi chiari, informativi e rassicuranti durante la visita. Non vuol dire che tu debba restare a guardare senza sapere cosa fare. Vuol dire che il bambino sta già facendo il suo lavoro.
Nel concreto, mentre succede:
- Tienilo raccolto. In braccio, con le ginocchia piegate verso la pancia. Non accorcia i tempi, ma è una posizione più comoda di quella distesa sul fasciatoio.
- Massaggio della pancia e cambi di posizione. Sono i due metodi non invasivi che gli autori della revisione sulla stimolazione rettale indicano come alternativa da preferire.
- Guarda il pannolino ogni volta. È il controllo che conta, e ti dice se il quadro è ancora quello di partenza.
- Smetti di contare i giorni. Un bambino allattato al seno può stare parecchi giorni senza scaricarsi senza che questo significhi niente di brutto. È una questione diversa dalla dischezia, che riguarda la fatica del momento e non l’intervallo fra una cacca e l’altra: come si valuta l’una e l’altra cosa lo trovi in stitichezza del neonato, cosa fare.
Se il pianto forte c’è anche lontano dai momenti della cacca, allora la domanda da farsi è un’altra, e le piste più comuni sono raccolte in coliche del neonato, cosa fare e in neonato che piange sempre.
Dischezia o stitichezza, a colpo d’occhio
| Dischezia del lattante | Stitichezza funzionale | |
|---|---|---|
| Consistenza delle feci | morbide, a volte quasi liquide | dure, secche, a palline |
| Età tipica | primi mesi, entro i 9 mesi | a qualunque età |
| Cosa non funziona | la coordinazione fra spinta e rilassamento | le feci restano trattenute |
| Cosa dicono le raccomandazioni | spiegazione ai genitori, niente lassativi, niente stimolazione rettale | valutazione medica, e un percorso definito da linee guida dedicate |
Sulla colonna di destra esistono linee guida apposite, quelle delle società europea e nordamericana di gastroenterologia pediatrica, dedicate alla stitichezza funzionale nei bambini. Non sono il documento della dischezia, ed è un motivo in più per non trattare le due cose con lo stesso gesto.
Quando conviene farlo vedere
Alcuni di questi segni dicono che il quadro non è quello della dischezia, altri vanno guardati comunque. In tutti i casi chi valuta è un medico:
- la cacca esce dura, secca o a palline;
- c’è sangue nel pannolino;
- la pancia è gonfia e tesa, oppure c’è vomito, soprattutto se verdastro;
- non cresce di peso, o la crescita si è fermata;
- il meconio, la prima cacca nera dei primissimi giorni, è uscito dopo le prime 48 ore di vita;
- ha più di 9 mesi e continua a sforzarsi e a piangere per evacuare;
- gli episodi peggiorano invece di diradarsi, oppure ti sembra sofferente anche fuori da quei momenti.
Fuori da questi punti, quello che hai davanti è un bambino che sta imparando un movimento nuovo.
Una cosa sola, fra tutte quelle lette qui. Ogni volta che si ripete la scena, la domanda non è quanto ha pianto: è com’era la cacca. Se è morbida, quello che il tuo bambino ha davanti è un pezzo di allenamento, e non c’è niente che tu debba infilargli.
Domande frequenti
Come faccio a capire se è dischezia o stitichezza?
Guarda la consistenza della cacca, non lo sforzo. Se dopo tutta quella fatica esce una cacca morbida o quasi liquida, il quadro è quello della dischezia. Se esce dura, secca o a palline, è un'altra cosa e va valutata da un medico. I due disturbi si distinguono soprattutto per l'età in cui compaiono e per la consistenza delle feci.
Devo aiutarlo con il sondino, il termometro o una supposta di glicerina?
È la cosa che i criteri di Roma IV dicono di evitare. La stimolazione rettale può risultare fastidiosa per il bambino e può abituarlo ad aspettare lo stimolo dall'esterno prima di fare la cacca. Una revisione del 2025 sull'argomento conclude che le prove disponibili non bastano a dire se sia sicura o utile, e invita i professionisti a non praticarla di routine.
Quanto dura la dischezia del lattante?
I documenti che la descrivono la definiscono un disturbo che si limita da sé, ma nessuno indica in quante settimane. Gli studi che hanno contato quanti bambini la presentano a età diverse la trovano molto meno frequente già dopo i primi mesi. Vale la pena saperlo per non aspettarsi che finisca in tre giorni.
È normale che il mio bambino non faccia la cacca da quattro giorni?
Nei bambini allattati al seno può succedere, e non coincide con la dischezia: la dischezia riguarda la fatica del momento, non l'intervallo fra una scarica e l'altra. Il dato da guardare resta la consistenza di quello che esce e come sta il bambino nel frattempo. Se cresce, mangia, ha la pancia morbida e la cacca è morbida, il conteggio dei giorni dice poco.
Da quale età non si parla più di dischezia?
I criteri di Roma IV la definiscono nei bambini sotto i 9 mesi. Nella versione precedente il limite era 6 mesi. Se un bambino più grande continua a sforzarsi e a piangere per fare la cacca, la spiegazione va cercata altrove e serve una valutazione.
Fonti scientifiche
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- Zeevenhooven J, Koppen IJN, Benninga MA. The New Rome IV Criteria for Functional Gastrointestinal Disorders in Infants and Toddlers. Pediatr Gastroenterol Hepatol Nutr. 2017;20(1):1-13.
- Burgos F, González L, Leta K, Toca MDC. Dyschezia or functional constipation: a frequent challenge in pediatric practice. Arch Argent Pediatr. 2025;123(3):e202410476.
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