Regressione del sonno: cosa cambia davvero a 4, 8 e 12 mesi

Dott. Samuel Dallarovere · aggiornato il 28 settembre 2026

In breve. Il cambiamento che vedi è reale, e non vuol dire che hai abituato male tuo figlio. La parola «regressione» descrive quello che vivi tu dentro casa: nei bambini seguiti mese per mese il sonno notturno si allunga e i risvegli calano, e non esiste un'età in cui quelle curve tornano indietro. Verso i quattro mesi finisce il periodo dei miglioramenti rapidi, e il rallentamento si sente come un passo indietro. La durata «da due a sei settimane» non viene da nessuno studio.

Sei in piedi di nuovo, terza volta stanotte, come ieri e come la settimana scorsa. Un mese fa faceva un pezzo lungo, tu avevi ricominciato a dormire e avevi pensato che la parte pesante fosse finita.

Col telefono in mano, al buio, la parola la trovi in due secondi: regressione. E insieme alla parola arriva una scadenza, «dura da due a sei settimane», scritta identica su venti pagine diverse. Così cominci a contare i giorni.

Quel numero non l’ha misurato nessuno. Quello che cambia davvero in questi mesi è un’altra cosa, e conoscerla ti risparmia almeno il sospetto di aver sbagliato tu qualcosa.

Indice

Non hai abituato male tuo figlio

Alla seconda settimana di risvegli il pensiero arriva a quasi tutte le mamme: ho sbagliato qualcosa. L’ho preso troppo in braccio. Una sera ho saltato la routine e adesso pago.

Nei bambini seguiti mese per mese lungo il primo anno il sonno notturno si allunga e i risvegli che i genitori annotano diminuiscono piano. Non esiste un’età in cui quelle curve tornano indietro: né a quattro mesi, né a otto, né a dodici. Quello che stai vivendo è reale, e non è la prova che hai creato un’abitudine sbagliata.

Sono medie di gruppo, e una media non racconta la tua notte. Serve a togliere dal tavolo la colpa, che di notte pesa quasi quanto la stanchezza.

Quattro mesi: finisce la parte in discesa

Nei primi mesi il sonno migliora in fretta e i progressi si vedono quasi ogni settimana. In uno studio che ha seguito 75 bambini per un anno intero, il salto più grande di tutti cade fra il primo e il quarto mese: è lì che imparano a gestirsi da soli pezzi di notte sempre più lunghi, senza che un genitore debba intervenire. Da lì in avanti il passo rallenta.

Nessuno torna indietro. Smette solo di migliorare alla velocità di prima, e dopo settimane in cui vedevi cambiare qualcosa ogni pochi giorni quella frenata si sente come un passo indietro.

Poi ci sono due cose che vedi da sola. La prima è che si accorge del mondo: il rumore della lavastoviglie, chi passa in corridoio, la luce che filtra dalla porta. Tutto quello che prima non lo riguardava adesso lo tiene agganciato alla stanza proprio quando dovrebbe lasciarsi andare. La seconda è che molti bambini, in queste settimane, imparano a girarsi: si spostano nel lettino, finiscono a pancia sotto o di traverso, e protestano perché si ritrovano in una posizione che non avevano scelto.

Gli orari e le finestre di veglia di questa età, con i numeri, stanno in sonno del neonato a 4 mesi.

Otto mesi: si tira su in piedi e non sa tornare giù

A otto mesi si mette seduto, si sposta, si aggrappa alle sponde e si tira su in piedi. E le prova anche di notte, perché una capacità appena arrivata non ha orari.

La scena classica di questa età è questa: a metà notte lo trovi in piedi nel lettino, aggrappato alla sponda, che piange perché non sa come tornare giù. Non lo fa per farsi prendere. Gli manca il pezzo del movimento che serve a rimettersi seduto, e quello si allena di giorno: quando è sveglio e di buon umore, guidalo con le mani a piegare le gambe e a sedersi, tante volte, come un gioco. Più il movimento gli viene facile da svegli, meno probabile che resti bloccato lì al buio.

Nello stesso periodo molti bambini cominciano a protestare quando esci dalla stanza, e a chiamarti appena non ti sentono più. Prima sparivi e finiva lì. Adesso ti aspetta.

Sono cose che ogni genitore vede, e come spiegazione dei risvegli reggono. Vale però la pena dire fino a dove arrivano i dati: gli studi hanno misurato quanto dormono i bambini a queste età, non il perché si svegliano. Chi ti dà il gattonamento o l’ansia da separazione come causa accertata sta andando oltre quello che è stato osservato.

Dodici mesi: cammina, e di notte ti cerca ancora

Al primo compleanno molte mamme si aspettano che la faccenda dei risvegli sia archiviata. È l’età in cui la frustrazione diventa più forte, perché intorno a te i bambini degli altri, nei racconti al parco, dormono tutti dalle otto alle sette.

La raccolta più ampia di studi osservativi sul sonno dei bambini dice un’altra cosa. Fra uno e due anni i valori medi dei risvegli notturni, da uno studio all’altro, vanno da zero a 2,5 per notte: il bambino che non chiama mai e quello che chiama due volte stanno dentro la stessa normalità.

Intanto lui sta imparando a stare in piedi, a camminare, a dire le prime parole, e tutto quello che prova di giorno continua a girargli in testa la notte. In molte famiglie, verso l’anno, il sonnellino del mattino comincia a saltare: nelle giornate in cui salta arriva alla sera più stanco del solito, e una sera così somiglia tanto a un peggioramento.

Le settimane che nessuno può contarti

«Da due a sei settimane» è la frase che ti fa aprire il calendario e segnare una data.

Non esce da uno studio. Per dire quanto dura una cosa bisogna prima averla osservata e misurata come tale, e nei lavori che hanno seguito gli stessi bambini per tutto il primo anno una regressione non compare: compaiono curve che salgono.

Quello che si può dire è più ruvido. I risvegli calano con l’età, lentamente, con differenze grandi da un bambino all’altro: una fase di risvegli più fitti può durare pochi giorni oppure parecchio di più. Quante settimane durerà nel tuo bambino, in anticipo, non lo sa nessuno.

Smettere di contare aiuta più di quanto sembri. La data che ti sei messa in testa, quando arriva e non è cambiato niente, fa più male dei risvegli. Guarda le altre cose: se mangia, se cresce, se di giorno è quello di sempre. Finché quelle tengono, le notti storte stanno dentro una fase.

Quanto dorme un bambino che sta bene

EtàSonno nelle 24 ore, sonnellini compresi
Sotto i 4 mesinessun numero di riferimento
4-12 mesi12-16 ore
1-2 anni11-14 ore

Questi intervalli li ha fissati un gruppo di medici del sonno statunitensi, che ha riesaminato le prove disponibili e poi ha votato: è un consenso di esperti, quindi un’indicazione ragionata e non una misura presa su un campione di bambini. Sotto i quattro mesi quegli stessi esperti hanno scelto di non dare nessun numero, perché fra un bambino sano e l’altro le differenze sono troppo grandi.

Quattro ore di ampiezza sembrano tantissime, e sono la misura di quanto i bambini sani si differenziano tra loro. Nel documento lo scrivono: quanto sonno serve cambia da bambino a bambino per motivi genetici, di comportamento, di salute e di ambiente. Lo si vede anche nei dati raccolti sul campo. Seguendo quasi cinquecento bambini, a sei mesi la metà centrale del gruppo, tolti il quarto che dorme meno di tutti e il quarto che dorme più di tutti, si distribuiva su due ore e mezza di sonno al giorno.

Quando qualcuno ti dice che alla sua età «dovrebbe» dormire tot ore, quelle due ore e mezza sono la cifra da tenere a mente.

Cosa aiuta, in queste settimane

  • Tieni in vita la routine, anche fatta a metà. È il periodo in cui più genitori la mollano, convinti che tanto non funzioni più. Rimetterla in piedi da zero quando la fase passa costa più fatica che portarla avanti adesso, anche in versione ridotta: come si costruisce.
  • Aspetta un minuto prima di prenderlo in braccio. Fra un ciclo di sonno e l’altro i bambini si muovono, mugolano, a volte piagnucolano a occhi chiusi. Se si rimette giù da solo non si era svegliato, e prenderlo in braccio lo avrebbe svegliato per davvero.
  • Allena di giorno quello che gli manca di notte. Girarsi, rimettersi seduto, tornare giù dalla posizione in piedi. Quello che diventa automatico da svegli smette di essere un problema al buio.
  • Cambia una cosa per volta. Orari, stanza e modo di addormentarsi cambiati nella stessa settimana ti lasciano senza capire cosa ha aiutato.
  • Conta anche le tue ore. Alternarsi sulle notti, dove c’è qualcuno con cui alternarsi, regge meglio di qualunque tecnica applicata da chi non dorme da un mese: cosa fa dormire poco per settimane.

Quando c’è dell’altro sotto

Niente di quello che hai letto sostituisce una visita. Una pagina può dirti quanto è larga la normalità, per escludere un problema serve qualcuno che guardi tuo figlio. Parlane con il pediatra se:

  • il pianto è inconsolabile, il corpo si irrigidisce e si inarca all’indietro dopo le poppate;
  • i risvegli aumentano settimana dopo settimana invece di assestarsi;
  • resta irritabile anche di giorno, non solo nelle ore della nanna;
  • il peso non sale o la crescita si è fermata;
  • russa quasi tutte le notti, respira con la bocca aperta o fa pause nel respiro mentre dorme.

Dietro alcuni di questi segni c’è qualcosa di fisico, e su quello nessuna routine incide: un reflusso che si fa sentire appena è sdraiato, una tensione rimasta dal parto, una suzione che gli fa ingoiare aria a ogni poppata. La visita per i disturbi del sonno serve a distinguere un sonno che alla sua età funziona come deve da un sonno che qualcosa sta disturbando.


Stanotte tieni una cosa sola. Se a parte i risvegli mangia, cresce e di giorno è il bambino che conosci, alzarti tre volte a quattro mesi, o a otto, o a dodici, sta dentro quello che si vede nei bambini sani. E tu non sei in ritardo su niente.

Domande frequenti

La regressione del sonno esiste davvero?

Quello che vedi esiste, il nome lo descrive male. Negli studi che hanno seguito gli stessi bambini per tutto il primo anno il sonno notturno medio si allunga e i risvegli annotati dai genitori diminuiscono, senza nessun mese in cui la curva scende. Nessuna di quelle curve crolla a quattro, otto o dodici mesi.

Quanto dura la regressione del sonno?

La cifra che gira ovunque, da due a sei settimane, non esce da uno studio: per dire quanto dura una cosa bisogna prima averla osservata e misurata come tale. Una fase di risvegli più fitti può durare pochi giorni oppure parecchio di più, e quanto durerà nel tuo bambino nessuno lo sa in anticipo.

Ho abituato male mio figlio?

I risvegli che compaiono in questi mesi non lo dimostrano. Quello che cambia intorno ai quattro, otto e dodici mesi riguarda lui che cresce, non le braccia in cui si è addormentato. Attenzione solo a una cosa: in queste settimane molti genitori lasciano cadere la routine, e rimetterla in piedi da zero dopo costa più fatica che tenerla in vita adesso.

Quanti risvegli sono normali dopo l'anno?

La raccolta più ampia di studi osservativi sul sonno dei bambini riporta, fra uno e due anni, valori medi che vanno da zero a 2,5 risvegli per notte. Anche dopo il primo compleanno, quindi, il bambino che non ti chiama mai e quello che ti chiama due volte stanno dentro la stessa normalità.

Quanto dovrebbe dormire un bambino di 4, 8 o 12 mesi?

Gli esperti dell'American Academy of Sleep Medicine indicano 12-16 ore ogni 24, sonnellini compresi, fra i 4 e i 12 mesi, e 11-14 ore fra uno e due anni. Sotto i 4 mesi non danno nessun numero, perché fra bambini sani la differenza è troppo grande. Sono intervalli larghi di proposito.

Fonti scientifiche

  1. Henderson JM, France KG, Owens JL, Blampied NM. Sleeping through the night: the consolidation of self-regulated sleep across the first year of life. Pediatrics. 2010;126(5):e1081-7.
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  3. Iglowstein I, Jenni OG, Molinari L, Largo RH. Sleep duration from infancy to adolescence: reference values and generational trends. Pediatrics. 2003;111(2):302-7.
  4. Paruthi S, Brooks LJ, D'Ambrosio C, et al. Recommended Amount of Sleep for Pediatric Populations: A Consensus Statement of the American Academy of Sleep Medicine. J Clin Sleep Med. 2016;12(6):785-6.