Alimenti che causano le coliche ai neonati: cosa dice davvero la scienza
- tecnici7
- 23 dic 2025
- Tempo di lettura: 10 min
Guida completa per capire, prevenire e gestire le coliche del lattante

Le coliche del neonato sono una delle prove più dure dei primi mesi: pianto intenso, tensione nel corpo del piccolo, serate che sembrano infinite. In questo contesto, è normale che la domanda arrivi puntuale: “Sarà qualcosa che ho mangiato?”.
L’alimentazione sembra un bersaglio perfetto perché è concreta, modificabile, controllabile. Il problema è che proprio sulle coliche la ricerca ci ricorda una cosa scomoda ma utile: non esiste una causa unica, e soprattutto non esiste una lista universale di “alimenti vietati” valida per tutti.
In questo articolo trovi una guida basata sulle evidenze disponibili, con un obiettivo pratico: aiutarti a capire se e quando ha senso parlare di alimenti che causano le coliche ai neonati, cosa osservare e quali strategie hanno davvero un supporto scientifico. Le informazioni non sostituiscono il parere del pediatra, ma ti aiutano a fare scelte più lucide e meno guidate dalla stanchezza.
Coliche nei neonati: cosa sono e come riconoscerle
Le coliche infantili vengono generalmente descritte come episodi di pianto intenso in un neonato per il resto sano, con una frequenza e durata caratteristiche. La definizione più citata è quella dei criteri di Wessel: pianto per almeno tre ore al giorno, per almeno tre giorni alla settimana.
Dal punto di vista epidemiologico, le coliche sono molto comuni nelle prime settimane. La prevalenza può arrivare intorno al 25% a circa 6 settimane, e poi tende a scendere in modo netto nelle settimane successive. Questo dato è importante perché racconta una verità spesso dimenticata: le coliche hanno spesso un decorso naturale di risoluzione spontanea, a prescindere dagli interventi provati in famiglia.
Il pianto “da coliche” tende a concentrarsi nelle ore serali, può essere accompagnato da tensione corporea (gambe raccolte verso l’addome, rigidità), e spesso è difficile da consolare con le strategie che di solito funzionano, come il contenimento o l’allattamento.
Esistono davvero alimenti che causano le coliche ai neonati?
Qui sta il punto centrale: la ricerca non supporta l’idea che esista una lista fissa di alimenti che “provocano coliche” in tutti i neonati. L’eziologia è considerata multifattoriale e in parte ancora sconosciuta: fattori gastrointestinali, neurosviluppo, ormoni, microbiota e contesto psicosociale possono interagire in modo diverso da bambino a bambino.
Quindi, quando ha senso parlare di alimentazione?
Ha senso quando si sospetta una sensibilità reale (per esempio a proteine alimentari) o quando ci sono sintomi associati che meritano valutazione clinica.
Ha meno senso quando si prova a “togliere cose a caso” sperando di indovinare il colpevole: spesso aumenta lo stress, riduce la qualità della dieta materna e non porta benefici misurabili.
Detto questo, esistono alcuni alimenti che, in specifici sottogruppi o in alcuni contesti, vengono più spesso chiamati in causa. Vediamoli in modo ordinato.
Dieta materna e coliche nei neonati: quali alimenti sono più sospettati
Proteine del latte vaccino e coliche: quando può avere un ruolo
Il tema “latte vaccino” è uno dei più discussi quando si parla di alimenti che causano le coliche ai neonati, soprattutto nei bambini allattati al seno (perché la domanda diventa: “Se lo mangio io, può influenzare lui?”).
La letteratura scientifica descrive l’associazione tra coliche e allergia alle proteine del latte vaccino come non univoca. Alcuni studi non hanno trovato una correlazione forte; altri, invece, suggeriscono che in una minoranza di casi possa esserci un contributo, spesso in un quadro più ampio (ad esempio con segnali di infiammazione intestinale o altre manifestazioni).
La sintesi più utile per chi legge è questa: può essere un fattore per alcuni, ma non è “la causa” delle coliche in generale. Se c’è un sospetto concreto, l’approccio corretto non è l’eliminazione fai-da-te, ma una valutazione con il pediatra (e se necessario con allergologo o gastroenterologo pediatrico), perché il percorso diagnostico conta più del taglio drastico.
Verdure crucifere, cipolla, cioccolato: i sospetti più comuni (ma con prove limitate)
Molte famiglie sentono dire che le coliche dipendano da “cibi che fanno aria” nella madre e quindi “passano” al bambino. In questo filone rientrano spesso:
verdure crucifere (cavolfiore, cavolo, broccoli, cavoletti di Bruxelles, crescione, bok choy)
cipolla
cioccolato
talvolta ancora latticini
L’ipotesi è teorica: questi alimenti aumenterebbero la produzione di gas nell’intestino materno e, in qualche modo, influenzerebbero il neonato. Il problema è che la conferma negli studi è debole e, soprattutto, la pratica di eliminare intere categorie alimentari senza una ragione clinica spesso porta più svantaggi che vantaggi: stress, restrizioni inutili, riduzione dell’apporto nutrizionale e nessun beneficio documentato per le coliche.
Per questo, se il tuo obiettivo è capire davvero gli alimenti che causano le coliche ai neonati, la strategia più efficace non è “tagliare tutto”, ma osservare bene e lavorare per ipotesi, come vedremo più avanti.
Gas e coliche nei neonati: cosa può contribuire (e cosa no)
Produzione di gas: perché non è detto che sia la causa
Il gas è spesso il primo imputato, anche perché durante il pianto alcuni neonati emettono aria e portano le gambe all’addome. Tuttavia, la ricerca non è convincente nel dire che l’eccesso di gas sia la causa delle coliche. In alcuni studi, livelli elevati di idrogeno nel respiro erano presenti anche in neonati senza coliche, e non tutti i bambini con maggiore produzione di gas mostrano dolore o pianto inconsolabile.
La lettura più corretta è questa: il gas può contribuire al disagio in alcuni casi, ma non spiega da solo il fenomeno e non giustifica, da solo, una caccia agli alimenti “gassosi”.
Intolleranza al lattosio e lattasi: cosa emerge dagli studi
Un altro tema frequente è il lattosio. L’associazione tra malassorbimento del lattosio e coliche non è chiara: i risultati degli studi clinici sull’uso della lattasi sono contrastanti. Gli esperti sottolineano che nei primi mesi è normale una certa fermentazione batterica nel colon, e che è improbabile che l’intolleranza al lattosio da sola causi coliche nella maggior parte dei casi.
Tradotto: se qualcuno ti promette “risoluzione delle coliche” eliminando lattosio o cambiando latte in automatico, sta semplificando troppo.
Cause delle coliche nei neonati oltre l’alimentazione: quello che spesso spiega di più
Ridurre le coliche alla sola dieta sarebbe un errore. Ci sono ipotesi e fattori che spesso hanno più peso nel quadro complessivo.
Neurosviluppo e “quarto trimestre”: perché il timing conta
Secondo la teoria del “quarto trimestre”, i bambini nascerebbero in una fase ancora immatura rispetto all’adattamento al mondo esterno. In questa prospettiva, alcune crisi di pianto sarebbero legate alla maturazione neurologica e alla difficoltà di autoregolazione.
Un dato che torna spesso nelle osservazioni cliniche è la correlazione temporale: nella maggior parte dei casi il pianto inconsolabile tende a migliorare intorno ai 3 mesi, quando il bambino inizia a “organizzarsi” meglio nel rapporto con l’ambiente.
Fattori ormonali: ipotesi sulla serotonina
È stato suggerito che livelli più elevati di serotonina o dei suoi metaboliti possano essere associati alle coliche. La serotonina è prodotta anche nell’intestino e può influenzare umore e comportamento. È un filone interessante, ma non è una spiegazione unica e definitiva.
Emicrania materna e coliche: un’associazione osservata
Alcuni studi caso-controllo hanno mostrato un’associazione tra emicrania materna e coliche infantili, suggerendo una possibile componente genetica o neurologica. Anche qui: non è una sentenza, è un’informazione utile per capire che il fenomeno può avere radici non alimentari.
Fattori psicosociali: stress, ansia e contesto
Interazione genitore-neonato, ansia, stress, depressione materna o paterna, e altri elementi del contesto familiare sono stati proposti come fattori associati. Non significa “colpa dei genitori”, significa che il benessere del sistema famiglia può influire sulla regolazione del bambino e sul modo in cui il pianto viene vissuto e gestito.
Microbiota intestinale: perché se ne parla tanto
Alcune ricerche hanno osservato che i neonati con coliche possono avere una microflora fecale meno diversificata, con riduzione di alcune specie e aumento di altre. Questo squilibrio potrebbe contribuire a infiammazione e disagio. È uno dei motivi per cui i probiotici sono entrati nella discussione.
Fame: la causa spesso sottovalutata
Prima di definire “coliche” ogni crisi di pianto, è fondamentale escludere la causa più semplice: la fame. La letteratura sottolinea che il pianto può essere un segnale tardivo della fame e che una risposta più pronta ai segnali di alimentazione spesso riduce molti episodi.
È utile ricordare anche un dettaglio pratico: la capacità gastrica del neonato è molto piccola alla nascita, e alimentazioni frequenti e più “leggere” possono essere fisiologiche. Somministrazioni di grandi volumi a intervalli lunghi, al contrario, possono essere stressanti.
Se sospetti un legame tra alimentazione e coliche: cosa fare in modo sicuro
Quando l’idea di “alimenti che causano le coliche ai neonati” continua a sembrarti plausibile, la strada più efficace non è la restrizione casuale. È un approccio sistematico, per step.
Primo passo: “pulire” l’alimentazione del neonato (se ha senso farlo)
Se il bambino ha meno di 6 mesi ed è allattato al seno, l’obiettivo è assicurarsi che riceva solo latte materno, senza aggiunte non necessarie (anche se “benintenzionate”). Se si usano biberon di latte materno estratto, va bene, ma è utile evitare di aggiungere tisane, integratori non indicati o altri elementi che possono confondere l’osservazione.
Se invece il bambino è alimentato con formula, ogni cambiamento dovrebbe essere valutato con il pediatra: cambiare latte in modo ripetuto spesso crea più confusione che beneficio.
Secondo passo: diario alimentare e dei sintomi (fatto bene)
Per alcune settimane può aiutare un diario dettagliato con:
alimenti e bevande assunte dalla madre (se allattamento al seno)
eventuali farmaci o integratori
orari e modalità delle poppate
caratteristiche del pianto (quando, quanto, in quali contesti)
altri eventi insoliti (stress, cambi di routine, visite, ecc.)
Terzo passo: cercare pattern e parlare con lo specialista
Dopo 2 o 3 settimane, se emergono pattern chiari, possono diventare informazioni utili per un professionista. Se non emerge nulla, è altrettanto utile: spesso indica che la causa non è “un alimento specifico” e che conviene orientarsi su altre strategie.
Importante: evitare eliminazioni “a caso”
Prima di consigliare cambiamenti drastici nella dieta materna, è prudente consultare uno specialista. In alcuni casi le sensibilità alimentari nei neonati allattati al seno possono riflettere una condizione atopica, ma un singolo “fattore scatenante” spesso è solo una parte del quadro. Inoltre, se davvero c’è una sensibilità alle proteine del latte vaccino o ad altri componenti, la risposta può richiedere tempo: non ha senso giudicare tutto in 24 ore.
Rimedi per le coliche nei neonati con evidenze scientifiche: cosa funziona davvero
Molti rimedi proposti per le coliche hanno prove deboli o contrastanti. Le meta-analisi e le revisioni sistematiche, però, individuano alcuni interventi con un supporto migliore.
Probiotico Lactobacillus reuteri DSM 17938: efficacia e per chi
Il Lactobacillus reuteri DSM 17938 è tra i probiotici più studiati nelle coliche. Diversi trial hanno mostrato una riduzione del tempo di pianto, con un effetto più evidente dopo 2-3 settimane.
Un dettaglio cruciale: l’efficacia risulta più chiara nei bambini allattati al seno; negli studi con bambini alimentati con formula, l’effetto è meno consistente.
In termini di sicurezza, nei trial su centinaia di bambini non sono stati riportati eventi avversi gravi attribuibili al probiotico. In alcune ricerche è stato anche valutato un possibile ruolo preventivo. Detto questo, la scelta va sempre contestualizzata con il pediatra.
Finocchio: attenzione al “naturale” automatico
In alcune analisi compare anche il finocchio tra gli interventi che potrebbero ridurre i sintomi. Qui la regola pratica è semplice: non improvvisare. Anche ciò che è “naturale” può non essere adatto a tutti e, soprattutto nei neonati, va valutato con chi li segue.
Contatto fisico, trasporto e contenimento: strategie concrete e spesso efficaci
Tra gli interventi con un supporto consistente c’è l’aumento del trasporto (in fascia, in braccio, a contatto), il contenimento e alcune posizioni di comfort. Non sono “trucchi”: per molti bambini rappresentano una forma reale di regolazione.
La letteratura è chiara su un punto: non è appropriato ignorare deliberatamente il pianto per “dare una lezione”. Una risposta tempestiva riduce lo stress del bambino e spesso migliora anche la fiducia dei genitori nel proprio ruolo.
Allattamento al seno: perché non è “la causa” e spesso è parte della soluzione
Quando una madre è esausta, può essere tentata di pensare che l’allattamento sia il problema e che passare alla formula risolva. La ricerca, però, suggerisce il contrario: lo svezzamento al latte artificiale non è una strategia “risolutiva” per le coliche e può aumentare il disagio in alcune situazioni.
L’allattamento, invece, spesso è una delle prime strategie di conforto: offre presenza, regolazione, calore e contatto, oltre alla componente nutrizionale.
Quanto durano le coliche nei neonati: andamento e prognosi
Nel complesso, la prognosi è eccellente. Le coliche sono considerate un disturbo temporaneo e nella grande maggioranza dei casi il pianto eccessivo tende a ridursi entro i 3-4 mesi, spesso con miglioramento netto entro i 4-5 mesi.
Alcuni studi di follow-up hanno osservato associazioni interessanti nel lungo periodo (ad esempio con disturbi funzionali successivi o altri aspetti di sviluppo), ma sono dati che richiedono ulteriori conferme e non devono spaventare. La lettura più utile resta questa: nella maggior parte dei casi si tratta di una fase dura ma transitoria.
Quando consultare il pediatra: segnali da non ignorare
È fondamentale non attribuire automaticamente ogni pianto alle coliche. Contatta il pediatra se sono presenti:
Scarso aumento di peso o mancata crescita
Vomito frequente o proiettile
Sangue nelle feci
Febbre
Pianto inconsolabile che peggiora progressivamente
Rifiuto dell’alimentazione
Letargia o irritabilità persistente
Prima di concludere “sono coliche”, vanno escluse altre cause, in particolare fame, malattia e la presenza di lesioni o dolore specifico.
FAQ sugli alimenti che causano le coliche ai neonati
Gli alimenti “gassosi” mangiati dalla madre causano gas nel neonato?
No, il gas non passa nel latte materno. L’ipotesi era che alcuni composti derivati dalla digestione potessero influenzare il bambino, ma le prove non supportano l’eliminazione sistematica di verdure crucifere come strategia efficace.
Devo eliminare i latticini dalla mia dieta?
Non automaticamente. L’associazione tra coliche e allergia alle proteine del latte vaccino non è netta e riguarda, quando c’è, una minoranza di casi. Prima di eliminazioni drastiche, meglio confrontarsi con uno specialista e seguire un percorso appropriato.
Il latte artificiale può essere una soluzione?
In generale no, non come “cura” delle coliche. L’allattamento al seno dovrebbe essere mantenuto e incoraggiato come strategia principale di conforto, salvo indicazioni cliniche specifiche.
Quanto durano le coliche?
Spesso si risolvono spontaneamente entro 3-4 mesi. La prevalenza tende a calare molto dopo le prime settimane.
I probiotici funzionano?
Il Lactobacillus reuteri DSM 17938 ha mostrato efficacia in più analisi, soprattutto nei bambini allattati al seno, con riduzione del tempo di pianto dopo alcune settimane.
Cosa devo fare quando il mio bambino piange?
Rispondere prontamente. Allattamento, contatto pelle a pelle, contenimento e trasporto sono strategie spesso efficaci. Ignorare deliberatamente il pianto non è una soluzione.
Se il sonno del tuo bambino è un problema (e la famiglia non regge più)
Le coliche possono compromettere il sonno di tutta la famiglia: notti in bianco, stanchezza, stress crescente. Questo circolo vizioso può influenzare il benessere psicologico dei genitori, l’interazione con il bambino e, indirettamente, anche l’allattamento.
Se senti che la situazione sta diventando ingestibile, non serve “stringere i denti” in solitaria. Un supporto professionale personalizzato, basato su evidenze e adatto alle caratteristiche del tuo bambino e della tua famiglia, può fare davvero la differenza.
Fonti scientifiche
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