Neonato non dorme. Il metodo Estivill

Dott. Samuel Dallarovere · aggiornato il 18 luglio 2026

Metodo Estivill

Cosa fare quando il neonato non dorme? Come risolvere i problemi di sonno del neonato e riuscire a farlo addormentare tranquillamente?

Probabilmente anche tu ti sei posto queste domande e desideri far dormire il neonato.

Tra i tanti consigli che potresti aver ricevuto dal pediatra, da altri genitori come te o semplicemente facendo delle ricerche online, avrai probabilmente sentito parlare del metodo Estivill per far dormire il neonato.

Il metodo Estivill ha ottenuto grande popolarità grazie al celebre libro “Fate la nanna” pubblicato dallo stesso Eduard Estivill Sancho, medico e direttore della Unidad de Alteraciones del Sueño dell’Istituto Dexeus di Barcellona.

Stando a quanto afferma Estivill, Il metodo sembra funzionare nel 96% dei casi. Per questo motivo tanti genitori provano ad applicarlo.

Ma il metodo Estivill funziona davvero? Continua a leggere.

Se dovessi avere bisogno, puoi affidarti al centro Nannasana dove troverai osteopati per il trattamento dei disturbi del sonno del neonato.

Indice

Metodo Estivill per far dormire i bambini

Il metodo Estivill prende spunto dal sistema elaborato negli anni ‘70 dal pediatra Richard Ferber contenuto nel manuale “Solve Your Child’s Sleep Problems” (risolvi i problemi del sonno del tuo bambino). Il manuale forniva indicazioni su come educare il piccolo al sonno, abituandolo ad addormentarsi da solo.

Estivill, nel suo libro “Fate la nanna”, descrive il sonno del neonato come una semplice abitudine che deve essere guidata dai genitori. Secondo Estivill, rispettare una specifica routine del sonno permette al neonato di addormentarsi da solo senza problemi.

Metodo Estivill: in cosa consiste

L’obiettivo del metodo Estivill è far smettere di piangere il neonato in modo graduale. Il metodo si sviluppa in tre fasi.

La prima fase consiste nel creare una routine da ripetere ogni sera prima di andare a letto per abituare il piccolo a prendere sonno più facilmente. È consigliato fargli fare un bagnetto caldo, un gioco rilassante o magari leggergli una fiaba per creare un ambiente piacevole. In seguito, si dovrà mettere il neonato a letto e uscire dalla sua stanza senza farlo dormire insieme ai genitori.

La seconda fase si verifica quando il bambino, come prevedibile, inizia a piangere. Il metodo implica di non intervenire subito, ma di lasciar correre un tempo preciso prima di coccolarlo. Gli interventi devono essere infatti rispettati secondo una tabella e distribuiti in lunghi intervalli di tempo, sempre meno frequenti.

La terza e ultima fase si verifica una volta entrati nella stanza del piccolo. In questo momento, i genitori possono rassicurare e coccolare il bambino fino a che si riaddormenti senza però prenderlo in braccio. Secondo Estivill, questo aiuterebbe il piccolo a diventare meno dipendente dai genitori e, di conseguenza, più autonomo nel prendere sonno.

Se i genitori riescono a seguire precisamente le tre fasi rispettando la tabella dei rientri, il bambino avrà imparato a dormire da solo in soli 7 giorni.

Metodo Estivill: è davvero efficace?

Sì, nel senso stretto: i metodi comportamentali di questa famiglia riducono i risvegli e il tempo per addormentarsi, e su questo le prove ci sono.

Va detto però cosa dicono quelle stesse prove sul resto, perché su questo argomento circolano affermazioni forti da entrambe le parti.

Il timore più diffuso è che lascino un danno. È stato studiato: uno studio randomizzato australiano ha seguito le stesse famiglie per cinque anni dopo l’intervento, confrontandole con famiglie che non l’avevano fatto. Il risultato è che non c’era differenza su nessun esito misurato, compresi il comportamento emotivo, la condotta e il legame con i genitori. Gli autori concludono che queste tecniche non hanno effetti marcati a lungo termine, né in un senso né nell’altro.

Chi dice che questi metodi rovinano un bambino sta dicendo qualcosa che i dati non sostengono. Ed è giusto saperlo, se ci hai pensato e ti sei sentita in colpa solo per averci pensato.

Perché al Centro Nannasana non li usiamo lo stesso

La nostra posizione non nasce dal timore del danno. Nasce da due cose più concrete.

La prima è l’età. Gli studi su cui poggiano questi metodi sono stati fatti su bambini dai sei-sette mesi in su. A quell’età un bambino ha un ritmo giorno-notte formato e la capacità di riagganciare un ciclo di sonno. Un neonato di due o tre mesi non ha né l’una né l’altra cosa: applicargli un metodo pensato per un bambino di otto mesi significa chiedergli una cosa che il suo sistema nervoso non può ancora fare. E su quella fascia d’età questi metodi non sono stati studiati.

La seconda è cosa stiamo chiedendo al pianto di significare. Il metodo tratta il pianto notturno come un’abitudine da estinguere. Nella nostra esperienza clinica, in una parte consistente dei bambini quel pianto ha una causa fisica: un reflusso che brucia da sdraiato, una tensione presa durante il parto, una suzione che gli riempie la pancia d’aria. In quei casi il metodo può anche funzionare, nel senso che il bambino smette di chiamare. Ma il problema resta lì, e si ripresenta altrove.

Per questo prima di lavorare sulle abitudini guardiamo se c’è dell’altro. Se non c’è, e la famiglia è allo stremo, un percorso comportamentale graduale è una strada legittima da valutare con il proprio pediatra.

Conclusioni

Il metodo Estivill funziona per quello che promette, non lascia i danni che gli vengono attribuiti, e non è la prima cosa da provare su un neonato.

Se tuo figlio ha meno di sei mesi, il modo più utile di spendere le energie è capire perché si sveglia, non insegnargli a non chiamare. Se ne ha di più, se il ritmo c’è, e se avete già escluso le cause fisiche, allora è una delle opzioni sul tavolo, e va scelta sapendo cosa dicono i dati invece che sentendosi giudicati in un senso o nell’altro.

Al Centro Nannasana la visita per i disturbi del sonno parte da quella domanda: cosa sveglia questo bambino. Il resto viene dopo.

Fonti scientifiche

  1. Price AM, Wake M, Ukoumunne OC, et al. Five-year follow-up of harms and benefits of behavioral infant sleep intervention: randomized trial. Pediatrics. 2012;130(4):643-51.
  2. Hiscock H, Bayer JK, Hampton A, et al. Long-term mother and child mental health effects of a population-based infant sleep intervention: cluster-randomized, controlled trial. Pediatrics. 2008;122(3):e621-7.
  3. Kahn M, Juda-Hanael M, Livne-Karp E, et al. Behavioral interventions for pediatric insomnia: one treatment may not fit all. Sleep. 2020;43(4).
  4. Reuter A, Silfverdal SA, Lindblom K, et al. A systematic review of prevention and treatment of infant behavioural sleep problems. Acta Paediatr. 2020;109(9):1717-1732.